LIBRI
Ne è un esempio la profonda amicizia tra lo scrittore e Teresa Nardini, l’amatissima “Madrina” volutamente mai nominata nel libro, una figura ancor più celata di quella fanciulla sconosciuta e del suo amore che invece compaiono tra le sue pagine più toccanti, segnando la sottile traccia di un sentimento destinato a morire con uno dei migliori amici dello scrittore.
Grazie ad altri occhi e ad altri orecchi che videro e udirono quanto lo scrittore allora vide e udì, ma scelse di non raccontare, rileggeremo quindi un Emilio Lussu a tratti sconosciuto. Ma soprattutto, grazie a un vasto apparato fotografico, ripercorreremo tutti i campi di battaglia nei quali egli fu protagonista e sovente anche i volti di chi allora gli fu vicino, rileggendo così “in chiaro” e per intero i suoi tre anni e mezzo di guerra, dal Carso all’Altopiano, dalla Bainsizza a Caporetto, dai “Tre Monti” al Piave.
Gesta che concorreranno a fare di Lussu un vero e proprio “passe-partout” nella Storia d’Italia: ufficiale pluridecorato nella Grande Guerra, eroe della Resistenza, membro della Costituente e Ministro della Repubblica. Quel “Cavaliere dei Rossomori” sempre spesosi sino allo stremo, tanto nell’affrontare i reticolati quanto nella rocambolesca evasione via mare che solo pochi anni dopo gli restituirà la libertà dal confino fascista. Un uomo deciso a non rinunciare mai, in nessun caso, sul campo di battaglia e in politica, a quanto il cuore e la coscienza gli dettavano, così come a quel codice d’onore che lo rese l’eterno “Capitano” svelato da queste pagine.

La storia della Grande Guerra, tra milioni di vicende umane consumate in circostanze drammatiche, incrocia talvolta il sacrificio degli affetti più profondi con le sorti fatali dei protagonisti. Un tragico intrecciarsi di circostanze le quali, anche nel momento più duro della sconfitta, portarono alcuni uomini a compiere imprese eccezionali elevandone il sacrificio a qualcosa di leggendario. L’incredibile vicenda del Sergente Paolo Peli attraverserà infatti quasi tutte le “battaglie dell’Isonzo”, oltre alla “Strafexpedition” sull’Altopiano di Asiago nel 1916, snodandosi tra le trincee più contese sino al tragico epilogo di Caporetto. Un destino che incrocia sul Veliki e sul Kobilek quelli di Gabriele D’Annunzio e di Ardengo Soffici, sfiorando poi quello dello stesso Tenente Erwin Rommel sulla cresta del Kolovrat il 24-25 ottobre 1917 dove a Passo Zagradan, tra le pendici dei monti Piatto e Podklabuc, il Sergente Paolo Peli combatterà infine con la propria mitragliatrice il suo ultimo disperato duello. E se sul Kobilek la sorte lo aveva graziato, nei tristi giorni di Caporetto quello stesso gesto temerario, che stavolta spezzerà la sua giovane vita, farà ricordare per sempre il giovane di Polaveno come una stella brillata nel buio della notte più profonda.
http://www.memoriaestoria.it/loro-di-caporetto
Durante la Grande Guerra, grazie a miliardi di lettere e cartoline, i
soldati e le loro famiglie cercarono di tenere saldi gli affetti più cari in
quella bufera che avrebbe sconvolto le loro vite per quattro anni. Piccoli pezzi di carta spesso affidati a un destino incerto,
scritti in circostanze fisicamente e psicologicamente difficili, quando non
addirittura estreme. Un universo incalcolabile di sentimenti distrutti dalla
furia degli eventi, trattenuti soltanto da quella sottile ma fittissima
ragnatela di parole, sempre più agitata dal vento della guerra. Nell’immenso
meccanismo di morte del quale i soldati erano soltanto microscopici ingranaggi,
le loro cartoline finirono col sintetizzare inevitabilmente gli effetti
capillari della propaganda con un insopprimibile desiderio di pace, talvolta nascosto
nell’ultima premurosa rassicurazione inviata alla famiglia prima di scomparire
per sempre. http://www.memoriaestoria.it/parole-in-guerra
Dalle fotografie di collezioni pubbliche e private emergono i volti dei protagonisti della Grande Guerra: anonimi soldati o personaggi famosi, infermiere volontarie e cappellani militari, piloti da caccia e marinai d’ogni paese europeo. Esseri umani che dietro le uniformi, celati sotto l’elmetto, difendevano dal pericolo di una morte violenta e imminente prima di tutto gli affetti del loro mondo interiore. Cosa quindi, se non gli occhi di chi venne travolto dalla furia della guerra, potrebbe meglio trasmettere il sentimento più profondo di quel lontano passato? È in questi volti che troviamo infatti il tassello mancante del gigantesco mosaico della Grande Guerra: una sorta di chiave d’accesso ai pensieri più reconditi dei suoi testimoni più diretti, immortalata da strumenti allora per molti ancora sconosciuti, una sintesi di riflesso in grado di catturare il significato più profondo di quel particolarissimo istante, drammatico e irripetibile, una luce che rivive a distanza di un secolo attraverso l’obiettivo delle fotocamere. http://www.memoriaestoria.it/gli-occhi-della-grande-guerra-uscita-ottobre-2018
La vera storia dell’Eroe Ignoto, icona del sacrificio del Soldato Italiano nella Grande Guerra, dal suo ritrovamento sul campo di battaglia fino al memorabile ultimo viaggio verso la capitale durante la più grande manifestazione popolare spontanea che la Storia d’Italia ricordi. Ad accogliere quelle spoglie senza nome venne destinato uno dei più grandi monumenti mai realizzati per la gloria di un Re, costruito nel bianchissimo marmo di Botticino e adornato con imponenti statue create dai più famosi artisti dell’epoca. Come lo stesso Altare della Patria che ne rappresenta il cuore, opera geniale del giovane scultore bresciano Angelo Zanelli. Un trionfo di valori e di bellezza, glorificato il 4 novembre 1921 a Roma e in tutta Italia da milioni di cittadini che celebrarono nello stesso istante il commosso ricordo dei nostri seicentomila Caduti nel primo conflitto mondiale. Una processione laica iniziata pochi giorni prima a settecento chilometri di distanza, nell’austero silenzio della millenaria Basilica di Aquileia, quando una madre tremante scelse tra gli undici Ignoti rinvenuti in diversi punti del fronte i resti di colui che sentiva essere il figliolo disperso. Una vicenda che incarna la stessa Storia d’Italia, ricostruita anche grazie a 140 fotografie in un vero e proprio viaggio nella nostra identità nazionale, dalle trincee abbandonate a quello che divenne il più insigne simbolo dell’unità del Paese. Un racconto concluso dai nomi e dalle sorti di oltre 1.200 Soldati Bresciani dispersi nella Grande Guerra e rimasti senza croce, alla cui Memoria è interamente rivolto questo lavoro. http://www.memoriaestoria.it/il-milite-ignoto
La Grande Guerra vissuta dai Fanti del 119° e 120° Reggimento della Brigata “Emilia” raccontata attraverso le vicende dei cinquantatré soldati bresciani caduti sotto le sue insegne. Dal battesimo del fuoco sulla “quota insanguinata” di Plava ai disperati assalti verso le più alte cime dell’Isonzo, dalle mine del Monte Mrzli alla sanguinosa estate del 1917 nella trappola mortale di Grazigna, tragico preludio alla cocente disfatta di Caporetto pochi mesi dopo. Eppure nei frangenti di quella sconfitta, con gravissime perdite tra morti, feriti e prigionieri, l’ultima ritirata dal Podgora seppe rinnovare il valore dei Fanti della “Emilia” che sul Grappa nel giugno del 1918 combatteranno insieme ai “ragazzi del ‘99” l’epica battaglia delle Porte di Salton. Quasi quattro anni di guerra non erano infatti riusciti a spezzarne lo spirito disincantato e indomito, testimoniato anche dal giornale “La baionetta” da loro stessi scritto in trincea. I pochi sopravvissuti saranno infine sul Piave dove la notte del 3 novembre 1918 la notizia dell’armistizio illuminerà l’accampamento della Brigata “Emilia” in una festa liberatoria mentre lo stesso comandante nasconderà a fatica le lacrime di gioia. Ma molti mancavano all’appello, oltre ai tanti rinchiusi nei campi di prigionia del centro Europa da dove non torneranno; sono le loro ultime drammatiche testimonianze a chiudere doverosamente questo libro, nel ricordo del sacrificio di un’intera generazione. http://www.memoriaestoria.it/dallisonzo-al-grappa
Il libro “La Croce in trincea” ci descrive la Grande Guerra vista con gli occhi di quanti affrontarono i reticolati armati soltanto di una croce cucita all’altezza del cuore. Il volto sconosciuto della violenza che si rivela dentro alle trincee ne lacera il corpo, la coscienza e la mente. Giovani religiosi, soldati tra i soldati, diventano così ben presto eroi tra gli eroi; episodi sconosciuti di pietà e coraggio sovrumani sorgono dalle loro memorie rendendoci con terribile chiarezza tutta la drammaticità della guerra e arrivando a toccare, sia da parte italiana che austroungarica, il buio profondo del medesimo abisso. Le loro sono parole prive di qualsiasi retorica nazionalista, cariche di una sincera compassione anche per il nemico in quanto anch’egli uomo prima che soldato, e dalle quali traspare con disarmante semplicità l’orrore della battaglia ma anche l’umanità che ostinatamente continuava a popolare le trincee durante la Grande Guerra. Il libro, con oltre 200 fotografie, unisce a quelle dei religiosi alcune testimonianze delle Infermiere Volontarie, donne coraggiose che condivisero al fronte, sotto la stessa Croce, il medesimo destino dei Cappellani Militari. http://www.memoriaestoria.it/la-croce-in-trinceaù
Cinque soldati italiani
incontrano il loro destino durante la Grande Guerra. Il dramma del conflitto
vissuto da una generazione perduta, dalla “Strafexpedition” sul Pasubio alla
resistenza sul Grappa, dagli assalti sull’Altopiano di Asiago all’Ortigara, dalle
battaglie sull’Isonzo alla disfatta di Caporetto, alla riscossa sul Piave.
Alpini, Artiglieri, Finanzieri e Fanti scrivono qui con il proprio sacrificio
le pagine della Storia più vera, quella delle loro vite ripercorse dopo un
secolo grazie a contributi da tutta Italia e dall’Austria. Vinceranno sul campo
uno degli eserciti più potenti del mondo, affrontando quei soldati
Austroungarici nemici solo “nell’attimo
supremo dell’incontro con Dio”. Rivivrete così disperati combattimenti e
sconosciuti atti di pietà realmente accaduti, confusi sulle montagne più
sperdute o negli ospedali da campo dove il destino di uomini semplici incrociò
quello degli stessi Reali al fronte. Una narrazione appassionata rende unica
questa coinvolgente testimonianza sulla Grande Guerra, impreziosita da 250
fotografie, nel libro realizzato da Stefano Aluisini e Ruggero Dal Molin con
l’Editore Itinera Progetti di Bassano del Grappa. http://www.memoriaestoria.it/il-libro
Il terzo volume delle guide dell’Altopiano dei
Sette Comuni ripercorre i luoghi dei terribili campi di battaglia del M. Chiesa
e del M. Forno i quali possono a buon diritto rivaleggiare col vicino e più tragicamente
famoso M. Ortigara. Luoghi che videro l’irriducibile difesa dei soldati austroungarici
i quali dopo la Strafexpedition resistettero alla rabbiosa reazione dei
migliori reparti italiani a partire dall’estate del 1916 e sino alla seconda
battaglia per l’Ortigara del giugno 1917 con vicende militarmente e
storicamente altrettanto rilevanti ma paradossalmente meno conosciute. M. Chiesa,
Cucco di Pozze, Malga Pozze, M. Forno, Corno di campo Bianco, Cima delle
Saette, Mina della Botte, sono infatti toponimi che richiamano avvenimenti
bellici indubbiamente aspri e dolorosi quanto ormai decisamente dimenticati. La guida ha
il pregio di farci scoprire questi luoghi solitari e incontaminati dove a distanza
di un secolo si trovano ancora ben conservati i segni di quel tragico passato
grazie ai quali rivivere gli assalti disperati dei soldati italiani a quei
capisaldi invalicabili o ripercorrere la zona sacra della "Fornokapelle”
di Busa della Pesa. http://www.memoriaestoria.it/new-page-4
Soprattutto per chi ha letto il famoso libro “Un anno sull’Altipiano” di Emilio Lussu, il nome del monte Zebio risuona tragicamente familiare perché indissolubilmente legato alla Brigata “Sassari” che con il suo eroismo fu protagonista di pagine leggendarie. A distanza di un secolo da quei giorni terribili che sconvolsero l’uomo e segnarono l’ambiente in modo indelebile, oggi la vita e la natura si sono finalmente riappropriate di quei luoghi tanto suggestivi, descritti in questa guida con il proposito di farvi scoprire la serenità che oggi vi si respira, pur rimandando con il ricordo alle sanguinose vicende del 1916-17 durante le quali italiani e austroungarici furono qui protagonisti di tremende battaglie. http://www.memoriaestoria.it/guida-ai-campi-di-battaglia-dell-altopiano-vol-iv